Massimo Pesenti (Presidente FISM Brescia)
LA STORIA
Nel 1828, Ferrante Aporti, sacerdote cremonese, apre il primo asilo d’infanzia, per rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie, che hanno la necessità di un posto dove lasciare i propri figli mentre i genitori vanno a lavorare nelle fabbriche. Questi asili, che assumono ben presto finalità educative, si diffondono nei territori, dove le comunità hanno a cuore l’educazione dei più piccoli.
Dopo 140 anni dall’apertura del primo asilo, con la legge n. 444 del 18 marzo 1968: “Ordinamento della scuola materna statale”, viene istituita la scuola materna statale, non per sostituire le iniziative private che si sono via via diffuse, ma con lo scopo preciso di consentire a tutti di vivere tale esperienza e, quindi, riconoscendone esplicitamente la validità.
Nel frattempo, nel 1966, grazie all’intuizione di Padre Luigi Rinaldini, è nata a Brescia l’ADASM, l’Associazione Degli Asili e delle Scuole Materne, che poi, nel 1974, su impulso della CEI (Conferenza Episcopale Italiana), ha assunto una dimensione nazionale con la fondazione della FISM (Federazione Italiana Scuole Materne).
CHI SIAMO
Oggi FISM Brescia associa nella provincia di Brescia 236 scuole dell’infanzia paritarie cattoliche o di ispirazione cristiana, che rappresentano quasi i due terzi del servizio (in moltissime di queste scuole sono presenti anche servizi per la prima infanzia: circa 120 asili nido e circa 90 sezioni primavera).
Queste realtà sono frequentate da circa 18.000 bambine e bambini tra 0 e 6 anni e in esse operano circa 2.000 dipendenti (1.500 tra insegnanti e educatrici, 500 personale non docente). Si tratta di realtà no profit (Parrocchie, Congregazioni religiose, Fondazioni, Cooperative, Associazioni), indispensabili per garantire la scolarizzazione in questa fascia d’età, specialmente nei territori più periferici, dove spesso rappresentano l’ultimo avamposto educativo.
Sono scuole senza finalità di lucro, popolari, aperte a tutti, senza distinzione di nazionalità, abilità o religione, accoglienti e inclusive.
«Esse (…) sono luogo dichiarato di educazione, di formazione integrale ed armonica del bambino che, da sempre, chiede di essere avviato a scoprire il significato della propria vita, a crescere nella cultura del cuore, nella speranza del domani, nella fiducia verso gli altri, nella sicurezza del proprio agire» (Remo Sissa, storico Presidente ADASM Brescia).
Ancora, si tratta di scuole che perseguono una «educazione integrale della personalità del bambino, in una visione cristiana dell’uomo, del mondo e della vita».
La scuola dell’infanzia è il «cuore» di una comunità: servizi diffusi nel territorio e radicati nella comunità (nel bresciano, la scuola “più storica” risale addirittura al 1838).
LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO
D.P.R. n. 275 dell’8 marzo 1999 sull’autonomia scolastica: l’autonomia organizzativa (art. 5) consente di dare al servizio scolastico flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia e di realizzare l’integrazione e il miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, anche attraverso l’introduzione e la diffusione di tecnologie innovative.
Legge n. 62 del 10 marzo 2000 sulla parità scolastica (Primo Ministro: Massimo D’Alema, Ministro dell’Istruzione: Luigi Berlinguer): «Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio», all’art. 1: «Il sistema nazionale di istruzione (…) è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali (…)».
Riforma del Titolo V della Costituzione (anno 2001), art. 18 “principio di sussidiarietà”: invita gli enti pubblici a «favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale».
Autonomia, Parità, Sussidiarietà: il “combinato” di queste tre norme introduce alcune importanti novità.
- La prima. Il sistema nazionale di istruzione è unico e ha due gambe: le scuole statali e le scuole paritarie (private o gestite da enti locali); se una delle due gambe viene meno, zoppica tutto il sistema…
- La seconda. Viene meno la contrapposizione pubblico-privato: i servizi scolastici sono «pubblici», non tanto in senso soggettivo, in quanto cioè gestiti da enti pubblici, ma in senso oggettivo, in quanto attività che perseguono finalità pubbliche, a vantaggio di tutta comunità.
L’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), con particolare riferimento alla scuola dell’infanzia, ha decretato il sistema nazionale di istruzione italiano, plurale e integrato, parametro di eccellenza a livello internazionale.
LA PARITÀ SCOLASTICA IN ITALIA È DISPARI
Tuttavia, in Italia, la parità scolastica è dispari, poiché è riconosciuta dal punto di vista normativo (legge 62/2000), ma non è garantita sotto il profilo economico. E questa disparità grava sulle scuole e sulle famiglie, costrette a pagare il servizio due volte: con le tasse e con le rette!
Si tratta, oggettivamente, di una “legge incompiuta”: oggi è urgente che la parità scolastica sia resa reale anche sul piano economico, per eliminare quegli ostacoli che non consentono di realizzare un’effettiva libertà di scelta educativa da parte delle famiglie, nel quadro dell’orizzonte europeo di riferimento, verso il quale siamo chiamati a tendere. Ma perché ci sia libertà di scelta educativa, ci deve essere libertà di scuola.
In cosa consiste questa disparità?
Il contributo statale alle scuole paritarie è finalizzato al contenimento delle rette a carico delle famiglie. Ma per un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia statale lo Stato spende circa 6.800 euro all’anno, a fronte di soli 800 euro per un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia paritaria.
Lo stesso vale per i bambini con disabilità certificata: 20 mila euro è il contributo per un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia statale, 4 mila euro la media per un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia paritaria.
UNA PRIMA CONCLUSIONE
Le scuole paritarie, oltre che un arricchimento culturale (per la loro storia e perché garantiscono la libertà di scelta educativa per le famiglie), svolgono un servizio pubblico e rappresentano un oggettivo risparmio per lo Stato.
COSA CHIEDIAMO
In occasione dei 25 anni della legge 62/2000, FISM Brescia chiede un grande piano per l’infanzia.
- Chiede che venga riconosciuta la reale parità di queste scuole, che svolgono un servizio pubblico fondamentale. In concreto: l’aumento dei contributi (che devono essere congrui); una convenzione di durata pluriennale (almeno triennale), in modo da garantire una programmazione certa alle scuole; un contributo su sezione, perché i costi fissi sono su sezione e anche per salvaguardare quei territori maggiormente colpiti dal calo della natalità (a fronte del calo demografico, si propone che i contributi siano riconosciuti per sezioni con minimo 10 – non 15 – bambini); date certe di erogazione (con una rata maggiore all’inizio dell’anno scolastico, quando le scuole hanno più bisogno di liquidità).
- Chiede che i genitori possano scegliere la scuola dell’infanzia alle medesime condizioni economiche.
- Chiede che i dipendenti possano avere lo stesso trattamento stipendiale dei loro colleghi della scuola statale (libertà di scegliere la scuola paritaria anche per le insegnanti).
DI “CHI” SONO I BAMBINI?
SONO UN “AFFARE PRIVATO” DEI LORO GENITORI O SONO UN VALORE AGGIUNTO PER TUTTA LA COMUNITÀ?
NEL PRIMO CASO, SI VA VERSO UN MODELLO DI PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI, DOVE È EVIDENTEMENTE AVVANTAGGIATO CHI PIÙ PUÒ SUL PIANO ECONOMICO.
NEL SECONDO CASO, INVECE, IL RIFERIMENTO È IL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ.
NOI SIAMO PER IL SECONDO MODELLO, ǪUELLO IN CUI TUTTA LA COMUNITÀ SI “PRENDE CURA” DEI SUOI CUCCIOLI.
NON SOLO PERCHÉ, DOVE I BAMBINI VIVONO BENE E SONO FELICI, VIVONO MEGLIO TUTTI.
MA SOPRATTUTTO PERCHÉ I DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI SONO I DIRITTI PIÙ FORTI… I DIRITTI DEI PIÙ PICCOLI SONO I DIRITTI PIÙ GRANDI!